Regolazione del premio - Sentenza Corte Cassazione sentenza 28 febbraio 2007, n. 4631

“la determinazione del premio nei contratti di assicurazione contro i danni, fissata convenzionalmente in base ad elementi variabili (cosiddetta assicurazione con clausola di regolamento del premio assicurativo), comporta che l’adempimento dell’Assicurato è adempimento di una obbligazione civile diversa dalle obbligazioni indicate nell’articolo 1901 Cc e come tale deve essere valutata, tenendo conto del comportamento di buona fede tenuta dalle parti nell’esecuzione del contratto, del tempo in cui la prestazione è effettuata e dell’importanza dell’inadempimento”.
Ancora una volta, con la sentenza in epigrafe, la Corte di Cassazione si è trovata a dover risolvere un contrasto in materia assicurativa, materia che, soprattutto negli ultimi anni, ha animato il dibattito dottrinario e giurisprudenziale. Occupiamoci, in questa sede, della questione concernente la clausola di regolazione del premio assicurativo recentemente esaminata dalle Sezioni Unite con la sentenza  28 febbraio 2007, n. 4631.Come si sa, ai sensi dell’art. 1901 c.c., se il Contraente non paga il premio o la prima rata di premio stabilita nel contratto, l’assicurazione e, quindi, l’obbligo indennitario in capo all’Assicuratore, restano sospesi sino alle ore ventiquattro del giorno in cui il Contraente corrisponde quanto da lui dovuto (tale previsione è, comunque, derogabile in senso più favorevole per l’Assicurato); se, invece, il mancato pagamento della rata di premio convenuta riguarda i premi successivi al primo, è previsto un periodo di tolleranza di quindici giorni durante il quale, nonostante l’inadempimento del Contraente, l’assicurazione rimane operativa, con conseguente obbligo dell’Assicuratore di manlevare l’Assicurato o di corrispondere il capitale o la rendita pattuiti nel caso in cui, rispettivamente, il sinistro o l’evento attinente alla vita umana si verifichino medio tempore durante il predetto periodo di tolleranza. Al fine della quantificazione del premio, le parti, oltre a poter stabilire in misura fissa il relativo ammontare, possono anche inserire una c.d. clausola di regolazione del premio, ossia una clausola in virtù della quale l’Assicurato è tenuto, oltre che al pagamento di un premio minimo fisso, da versarsi in via provvisoria e anticipata, anche alla corresponsione di un maggior premio definitivo alla scadenza di ciascun periodo assicurativo, da determinarsi in funzione di elementi variabili da trasmettersi periodicamente dall’Assicurato all’Assicuratore.Ora, nel caso analizzato, una Società stipulava una polizza assicurativa contro i rischi del credito commerciale da essa esercitato. La polizza copriva la perdita totale o parziale dei crediti per l’eventuale insolvenza dei propri clienti per le fatture emesse in un arco di tempo determinato. Tra le clausole delle condizioni generali di polizza era posto a carico dell’Assicurato l’obbligo di notificare alla Società Assicuratrice l’ammontare complessivo delle vendite effettuate nel periodo assicurativo. L’obbligo era finalizzato al conteggio e al versamento alla Società Assicuratrice di un premio aggiuntivo qualora l’ammontare complessivo delle vendite fosse superiore a quello sul quale era stato calcolato il premio iniziale. Qualora l’Assicurato non avesse eseguito, nei termini stabiliti, anche uno solo dei versamenti previsti, gli effetti dell’assicurazione si ritenevano sospesi.L’Assicurato, con atto di citazione, conveniva in giudizio davanti al tribunale di Roma la Società Assicuratrice, chiedendone la condanna al pagamento di una somma di denaro per i sinistri denunciati in vigenza del periodo assicurativo, in quanto la Stessa aveva respinto tale richiesta, adducendo che non era stato pagato, nei termini stabiliti, il conguaglio del premio assicurativo. Tale rifiuto, secondo la Ricorrente, non era giustificato, perché l’obbligo di versare il premio o il conguaglio decorreva dal termine del periodo assicurativo. La Società Assicuratrice, dal canto suo, eccepiva che il sinistro non poteva essere risarcito, perché intervenuto in periodo di mora nel pagamento dei premi.Sia il Tribunale di Roma che la Corte di Appello respingevano la domanda di parte attrice e, per questi motivi, quest’ultima promuoveva ricorso per Cassazione.La terza Sezione della Corte, segnalando l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale in merito all’interpretazione della clausola di regolazione del premio inserita nel contratto di assicurazione, devolveva la questione alle Sezioni Unite.La questione, infatti, era molto dibattuta.Secondo la dominante giurisprudenza di legittimità (si veda ex plurimis Cass. 19 dicembre 2003, n. 19561), quando, nelle polizze con regolazione del premio alla scadenza del periodo assicurativo, il premio stesso venga stabilito, per una parte, in maniera definitiva ed invariabile, all’inizio del contratto e, per la restante parte, con riferimento ad elementi mutevoli, lo stesso costituisce un tutto non frazionabile, onde il Contraente, entro un certo termine dalla fine del periodo assicurativo, è tenuto a comunicare alla Società Assicuratrice l’importo definitivo di quegli elementi variabili, per consentirle l’esatto computo del premio e la sua esazione; e, poiché il pagamento del premio rappresenta un obbligo in senso stretto, anche il dovere di trasmettere all’Assicuratore i necessari dati rappresenta un ben preciso obbligo, in quanto, senza tale trasmissione, egli non può addivenire alla definitiva determinazione del premio, costituente il suo credito. Tale comunicazione costituisce, dunque, un elemento necessario per la determinazione finale del premio, traducendosi, la sua mancanza, nell’inadempimento dell’obbligo di corrispondere la quota di premio relativa all’ulteriore rischio assicurato. Sicché anche la mancata comunicazione degli elementi variabili, mettendo l’Assicuratore nell’impossibilità di determinare l’importo definitivo del premio, equivale al mancato pagamento di una parte di questo, e la sanzione della sospensione dell’assicurazione per tale mancata denuncia e per il mancato pagamento della quota integrativa del medesimo è puntuale applicazione del principio di cui all’art. 1901 c.c..Altra giurisprudenza (si veda tra le tante Cassazione, III sezione, 18 febbraio 2005, n. 3370), invece, ritiene che la clausola c.d. “di regolazione del premio” si caratterizza, sul piano morfologico, per la sua natura di clausola onerosa che, come tale, richiede la specifica approvazione per iscritto da parte dell’Assicurato, giusta disposto degli art. 1341, secondo comma, e 1342, secondo comma, c.c., mentre, sul piano funzionale, risulta inidonea a riprodurre ipso facto lo schema dell’art. 1901 stesso codice (che prevede la sospensione della garanzia assicurativa in caso di inadempimento dell’Assicurato all’obbligazione di pagare il premio), non rappresentandone una automatica applicazione, con la conseguenza che non può ritenersi sufficiente, ai fini della sospensione della garanzia assicurativa, la mera omissione della comunicazione dei dati variabili entro il termine contrattuale previsto, integrando tale condotta omissiva, piuttosto, la violazione di un diverso obbligo pattizio, estraneo al modello di cui al citato art. 1901 c.c..Le Sezioni Unite della Cassazione, con la Sentenza n. 4631/2007, hanno accolto il ricorso, con ciò risolvendo il contrasto giurisprudenziale. La Corte precisa, innanzitutto, che nella pratica commerciale si dice clausola di regolazione del premio assicurativo quella con la quale il premio assicurativo è soggetto ad elementi di rischio variabili, per cui nel contratto è indicato un premio minimo, fissato in via provvisoria ed anticipata in un importo determinato, il quale alla fine del periodo assicurativo è regolato definitivamente sulla scorta dei dati variabili che l’Assicurato si obbliga a comunicare all’Assicuratore. Il principio su cui si fonda la clausola è quello generale di tutti i contratti di assicurazione, nei quali è richiesto che rischio e premio siano oggetto di determinazione commisurata. La ratio della clausola è, cioè, quella di creare un meccanismo che consenta l’adeguamento del premio all’effettivo rischio che le parti non erano in grado di stabilire al momento della sottoscrizione del contratto o dell’inizio del periodo assicurativo. Ne consegue che la polizza nasce con l’indicazione di un premio che deve essere pagato sempre anticipatamente, altrimenti l’assicurazione non diviene operativa, e di un premio eventualmente dovuto a conguaglio. La Corte ha preso, poi, in esame le diverse interpretazioni della clausola di regolazione del premio concludendo con l’affermazione che la stessa deve essere interpretata come strumento di tutela per entrambe le parti del contratto di assicurazione e non solo per l’Assicuratore. La clausola in oggetto non ha natura accessoria, ma gode di un carattere di autonomia e quindi mancata comunicazione dei dati variabili non comporta alcun inadempimento all’obbligo di pagare il premio assicurativo e non conduce alla sospensione della garanzia assicurativa. Componendo il contrasto di giurisprudenza, le Sezioni Unite hanno statuito che la presenza di tale tipo di clausola nei contratti assicurativi comporta che l’adempimento dell’Assicurato è adempimento di una obbligazione civile diversa dalle obbligazioni indicate nell’art. 1901 c.c. e, come tale deve essere valutata, considerando il comportamento di buona fede tenuto dalle parti nell’esecuzione del contratto, del tempo in cui la prestazione è effettuata e dell’importanza dell’inadempimento. Ergo, più credibilità all’Assicurato e, se è in ritardo con il pagamento del conguaglio del premio, perché non ha comunicato i dati variabili (in questo caso le maggiori vendite), non scatta automaticamente la sospensione della polizza.
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